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Premio Maurizio Costanzo nelle carceri: il teatro che salva.

  • 11 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min
Maurizio Costanzo

Ci sono serate che finiscono con un applauso.E poi ci sono serate che ti rimangono addosso anche quando torni a casa, quando si spengono le luci, quando il silenzio prende il posto delle parole.

Ieri sera, al Teatro Parioli Costanzo di Roma, durante la seconda edizione del Premio Maurizio Costanzo nelle Carceri, noi non abbiamo assistito soltanto ad uno spettacolo teatrale. Abbiamo assistito ad un pezzo di umanità.

Un’umanità fragile, ferita, imperfetta. Ma tremendamente vera.

Tutto nasce dall’Associazione Maurizio Costanzo, fortemente voluta e portata avanti da Camilla Costanzo insieme ai soci fondatori Gabriele Costanzo, Saverio Costanzo, Giorgio Assumma, Lorenzo Vecchione, Francesca Assumma, Fabio De Palo e Valentino Tocco, con il Teatro Parioli Costanzo come socio onorario.

E forse il senso più profondo di questa iniziativa è proprio lì: continuare quella carezza all’anima che Maurizio Costanzo ha saputo dare per anni a chi aveva bisogno di essere ascoltato, capito, accolto.  A chi cercava una seconda possibilità. E a chi combatteva contro le ingiustizie.

Per una sera, quel teatro così importante, pieno di volti noti, di artisti, giornalisti, conduttori e personalità dello spettacolo, si è trasformato in qualcosa di diverso. In un luogo dove il giudizio lasciava spazio all’ascolto.

Sul palco non c’erano “carcerati”.C’erano esseri umani. Una speciale compagnia formata da detenuti , ex detenuti, due agenti della polizia penitenziaria, tre attrici, un cappellano del carcere di Siena. Tutti insieme dentro “Un bar di paese”, spettacolo scritto dai ragazzi della Casa Circondariale Santo Spirito di Siena insieme alla Compagnia Lalut e Egumteatro. Il copione vincitore è stato selezionato tra le numerose opere arrivate da diverse case circondariali italiane, scelto da una giuria presieduta da Pino Strabioli e composta da Camilla Costanzo, Valerio Mastandrea, Paolo Conti e Brunilde Di Giovanni, chiamati ad individuare  il lavoro capace di raccontare nel modo più autentico il senso profondo del recupero attraverso il teatro.

E mentre osservavamo quegli “attori per una sera” recitare, emozionarsi, sorridere, tremare, raccontarsi, ci siamo resi conto di una cosa molto semplice e molto potente: per un’ora e mezza quelle persone non erano il loro errore.

Erano protagonisti.

Immaginare cosa possa significare salire su un palco come quello del Parioli Costanzo, davanti ad una platea gremita, ricevere applausi, sentire il calore del pubblico, vedere seduti lì i propri “idoli” -come uno di loro ha definito Paolo Bonolis dal palco a fine spettacolo- è qualcosa che va oltre il teatro.

Per una sera hanno respirato libertà.

E forse la magia più grande è stata proprio questa: vedere uomini che la società spesso guarda soltanto attraverso una sentenza, ritrovare invece uno sguardo umano negli occhi degli altri.

Non c’era buonismo in quella sala.Nessuno dimenticava gli errori.Nessuno assolveva nessuno.

Ma tutti, almeno per qualche ora, stavano riconoscendo il valore del recupero.

Ed è impossibile non riflettere davanti ad un dato tanto semplice quanto sconvolgente: nelle carceri dove il teatro non esiste, il rischio di recidiva di reati arriva all’80%. Dove invece esistono percorsi teatrali e riabilitativi veri, quella percentuale scende al 6%.

Il teatro salva davvero.Non in senso poetico. In senso umano. Sociale. Reale.

Ci ha colpiti profondamente anche il racconto di un ex detenuto oggi libero, che ha spiegato di aver detto a suo figlio di dover partire per l’Inghilterra per lavoro, pur di non fargli vivere il peso e la vergogna di sapere suo padre in carcere. Per due anni quel bambino ha raccontato orgoglioso agli amici che il papà lavorava lontano. Quando poi la verità è emersa, il figlio gli ha detto soltanto:“Non mi interessa se mi hai mentito. Però promettimi che non andrai più via.”

In quel momento il teatro è sparito.È rimasta soltanto la verità.

E aveva ragione Gigi Proietti, nella frase riportata da Umberto Broccoli durante la serata:

“In teatro tutto è finto ma niente è falso.”

Ieri sera quella frase sembrava scritta per loro.

Perché dietro ogni battuta, ogni scena, ogni sorriso, si sentiva la fatica di uomini che stanno tentando di ricostruirsi.

Bellissima anche la presenza del gruppo musicale CellaMusica con il progetto discografico “Innocenti evasioni”, un titolo che racconta perfettamente ciò che abbiamo respirato durante tutta la serata: non l’evasione dalle mura, ma dalla solitudine, dalla rabbia, dall’etichetta che troppo spesso condanna una persona per sempre.

E uno dei momenti più forti è arrivato alla fine, quando Camilla Costanzo e Pino Strabioli hanno illuminato la galleria del teatro mostrando le famiglie dei detenuti presenti in sala.

Madri. Padri. Mogli. Figli.Persone che non hanno mai smesso di aspettarli.Di sostenerli.Di amarli.

Lì dentro abbiamo capito che il carcere non rinchiude mai una persona sola.

Siamo usciti dal Teatro Parioli Costanzo profondamente scossi. Ma in senso bello.Nel senso più raro del termine.

Con addosso la sensazione di aver visto qualcosa che oggi troppo spesso dimentichiamo: la possibilità del cambiamento. Ciò che il carcere dovrebbe rendere possibile, sempre.

Grazie a Camilla Costanzo.Grazie all’Associazione Maurizio Costanzo.Grazie al DAP, alla Polizia Penitenziaria, agli educatori, agli insegnanti, agli operatori, agli artisti coinvolti e a tutto lo staff del Teatro Parioli Costanzo a partire dall’A.D. Fabrizio Musumeci per la straordinaria cortesia, sensibilità e impeccabile organizzazione di una serata tanto delicata quanto necessaria.

Il teatro dovrebbe entrare ovunque.Nelle carceri.Nelle scuole.Nei quartieri difficili.Ovunque esista un essere umano che ha bisogno di essere ascoltato prima di essere giudicato.

Perché il teatro non è solo spettacolo.È educazione emotiva.È disciplina.È confronto.È speranza.È salvezza.

E ieri sera ce lo ha ricordato nel modo più potente possibile.

Tra gli ospiti presenti (in ordine alfabetico e sperando di non dimenticare nessuno): Avv. Giorgio Assumma, Francesco Boccia, Paolo Bonolis, Serena Bortone, Umberto Broccoli, Roberto Ciufoli, Giobbe Covatta, Maria De Filippi, Nunzia De Girolamo, Aurelio De Laurentis, Rita Dalla Chiesa, Francesca Fagnani, Santin Fiorillo, Simona Izzo, Alberto Matano, Barbara Palombelli, Francesco Rutelli, Ricky Tognazzi, Mara Venier e tanti altri protagonisti del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’informazione che con la loro presenza hanno contribuito a rendere ancora più importante una serata che porteremo con noi a lungo.


P. S. Un grazie particolare da parte nostra a Camilla Costanzo per averci resi partecipi di un’emozione così grande.



 
 
 

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