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  • Immagine del redattoreSer&Gio

Gli attori, i personaggi. "Stranizza d'Amuri", il film da vedere.





Gabriele Pizzurro è NINO.

Grazie. È soprattutto gratitudine, ciò che proviamo nei confronti di questo giovane attore. Perché ci vuole coraggio, e non soltanto per mettere dedizione nel “fare” buon cinema, ma nello specifico per interpretare (lasciatecelo dire, meravigliosamente) un personaggio che ha - come l’altro protagonista - sulle spalle un peso enorme scagliatogli addosso dalla nostra società. Eppure Gabriele interpreta Nino con apparente e coinvolgente leggerezza, quasi a voler difendere quel diritto alla spensieratezza che dovrebbe appartenere alla sua età. Nino è limpido negli sguardi colmi dei colori della vita, negli slanci di una generosità che sgorga da un uomo quando ancora incontaminato, nella pudica dolcezza dei suoi sorrisi, nell’innocenza meravigliosa del suo innamoramento. Come ha più volte affermato Giuseppe Fiorello, il film racconta primariamente dell’amore fra due persone; e si potrebbe sfidare chiunque a non trovare più di un frammento del nostro vissuto in quell’Amore.


Samuele Segreto è GIANNI.

Grazie. A questo talentuoso ragazzo va il nostro stesso sentimento di gratitudine che abbiamo rivolto all’altro protagonista. In lui albergano lo stesso coraggio e la stessa determinazione del suo collega e amico coetaneo. Il personaggio interpretato da Samuele è un cespuglio di rovi, nel quale si nascondono e man mano si svelano tormento, rabbia, umiliazione, voglia di riscatto, coraggio, forza. È l’adolescenza schiaffeggiata dal mondo adulto del quale egli stesso si trova a vestire i panni, è il sorriso ancora bambino che irrompe sul suo volto e in un attimo cancella il dolore riaffermando un’indomabile urgenza d’amore. Da dare e ricevere. E di certi sorrisi, che somigliano a guerrieri di pace, dovremmo farne per sempre memoria.


Simona Malato è LINA.

Interpreta uno dei personaggi chiave del film, ovvero la madre di Gianni (uno dei due ragazzi protagonisti): una donna il cui volto e fisicità sono una tavolozza di sentimenti, incastrati in un trascorso che sfregia e imprigiona. Non saremo certo né i primi né gli ultimi a dirlo, ma vorremmo aggiungere la nostra voce a sottolineare quanto straordinaria sia l’interpretazione di questa attrice, così intensa da far arrivare tutto il vissuto di quella donna e da lasciare lo spettatore “provato” anch’egli da un turbinio di emozioni contrastanti.


Fabrizia Sacchi è CARMELA.

Le espressioni di un volto possono raccontare più di mille parole. È soprattutto in questo che risiede la magistrale interpretazione di Fabrizia Sacchi, nei panni della madre di uno dei due protagonisti. I suoi occhi diventano schermo sul quale passano i pensieri, così espliciti e assordanti da investire lo spettatore con la stessa efficacia di un grido di dolore.


Enrico Roccaforte è FRANCO.

I ruoli dei “malvagi” sono di per sé difficili. Non solo per il fatto naturale che certi personaggi non vadano a raccogliere le migliori simpatie del pubblico, ma anche perché essi costringono gli attori che li interpretano a celare la propria umana empatia in favore di sentimenti deprecabili quali egoismo, istinto di prevaricazione, vigliaccheria. Grande e riuscita è la prova attoriale di Enrico Roccaforte, che si fa carico di indossare le maschere della grettezza con un’efficacia che smuove in noi un fremito di rabbia.


Raffaele Cordiano è TOTÒ.

Un plauso sincero a Raffaele, il bimbo che interpreta Totò. Il suo contributo al film è un altro piccolo miracolo di questa pellicola: nella nitida spontaneità dei suoi pochi anni è riuscito (guidato e “visto” magistralmente dal regista) a farci sentire una gamma di stati d’animo che nella maggior parte dei casi non hanno avuto bisogno del supporto delle parole. Nei suoi occhi, nella postura, nelle impagabili espressioni di cui solo un bimbo è capace, risiede il mondo di quel cucciolo di uomo che ognuno di noi è stato.


Antonio De Matteo è ALFREDO.

Occhi che tagliano e oltrepassano lo schermo, quelli del padre di Nino interpretato magistralmente da Antonio De Matteo. In quello sguardo affilato, nelle affermazioni stereotipate che escono perentorie dalla sua bocca, nella costante rivendicazione del propio ruolo di “governatore” di un nucleo familiare di fatto sfilacciato e colmo di ombre, risiedono la forza e l’incisività di questo personaggio. Vittima dei propri schemi, carnefice nell’imporli a chi ama in maniera troppo imperfetta.

Amore e odio si fondono, suscitando dolore all’interno della vicenda e una fitta nell’animo dello spettatore.


Infine non vogliamo dimenticare tutti gli altri attori, le comparse, le maestranze e tutti coloro che hanno reso realizzabile il sogno di Giuseppe Fiorello, quello di raccontare una storia di un innamoramento.


Grazie per questo importante e ancora necessario messaggio, Sergio e Giorgio.



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