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  • Immagine del redattoreSer&Gio

Un film che tutti dovrebbero vedere: "Stranizza d'Amuri"


“Stranizza d’Amuri“ è un bellissimo pugno nello stomaco. Uno di quelli di cui si ha bisogno, che ti svegliano dal torpore indotto dal quotidiano e ti fanno ruvidamente riprendere contatto con i palpiti della vita. Con le sue bellezze e le sue atrocità.

Una storia ispirata ad un dramma avvenuto negli anni ottanta, ma realmente senza tempo in quel ripetersi di comportamenti (in)umani che da sempre ostacolano amore e libertà.

Impossibile non ritrovarsi in quel microcosmo nel quale la vicenda si snoda, nei volti e nei caratteri di un piccolo paese siciliano che tanto somiglia all’intera società umana con le sue contraddizioni, i suoi limiti, le ipocrisie, le crudeltà. E col suo candore, nell’innato slancio di amare che è ossigeno per ognuno di noi.

L’interpretazione dei due giovanissimi attori protagonisti (Gabriele Pizzurro e Samuele Segreto) è intensa, è coinvolgente. Il sentimento che nasce fra loro ha l’incanto e la delicatezza dei loro sguardi, che sono stati i nostri almeno una volta nella vita. Ed ogni personaggio che completa la trama del film è efficace e incisivo, tanto da rimandarci di volta in volta a qualche figura incontrata nel nostro vissuto o addirittura a qualche lato più o meno oscuro di noi stessi.

La regia di Giuseppe Fiorello compie il miracolo di trasportarci esattamente là, nei luoghi e nelle anime che riempiono lo schermo: si può sentire il peso dell’aria stagnante quando la vita è seduta e sembra non offrire vie d’uscita; si avverte la forza salvifica della rabbia che contrasta rassegnazione e ingiustizia; arriva intenso il profumo di orizzonti aperti nell’anelito di vivere quello stato di grazia che è l’Amore. Che non conosce schemi, che non si pone limiti, che non soccombe ai giudizi.

Si esce dal cinema con gli occhi lucidi e una voglia incontenibile di difendere questa vita. E di non ripetere il secolare errore di chi, nel donarla ad un figlio, dimentica quasi sempre di offrirgli due piccole ali.


Sergio e Giorgio


 
 


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